Leonardo a Tokyo, il viaggio della discordia
Tuesday, March 13th, 2007->
Il senatore Amato che si è incatenato ieri a Firenze, davanti agli Uffizi; il ministro per i Beni Culturali e vicepremier, Rutelli, che l’accusa di protagonismo; e, oggetto del contendere, l’Annunciazione di Leonardo da Vinci, un dipinto di due metri per uno staccato dalla parete del museo fiorentino per affrontare il viaggio che lo porterà a Tokyo in Giappone. Dev’essere esposto nella rassegna «La mente di Leonardo», tappa di una serie di manifestazioni promozionali per il Bel Paese. Dunque la ragion di stato, l’opportunità di dar lustro allo Stivale nell’Estremo Oriente ha indotto al prestito del capolavoro giovanile di Leonardo. Partirà in aereo da Fiumicino, con una copertura assicurativa di cento milioni di euro, tutta a carico dei giapponesi. Ma quante polemiche, che baruffe per questo trasferimento. Come avviene spesso quando si tocca il vanto dell’Italia e dei suoi campanili, le opere d’arte. Non c’è città che non storce il naso se le si toglie uno dei suoi gioielli. Ricordate le battaglie di Reggio per i Bronzi di Riace? Quelle di Pergola, un paesino delle Marche, per i Bronzi di Cartoceto, requisiti addirittura con un muro innalzato nottetempo dai paesani per non far spostare le statue ad Ancona? Stavolta tocca all’Annunciazione. Il senatore Paolo Amato accusa il ministro di aver violato l’articolo 66 dei Beni Culturali, secondo cui «certi beni che costituiscono il fondo principale di sezioni museali non possono essere portati fuori del territorio della Repubblica. E poi - rincara la dose - questo capolavoro mica si sposta per una mostra d’arte, è solo il gadget di lusso di un’esposizione merceologica. La stessa cosa avverrà con tre formelle del Ghiberti, pronte a finire negli Stati Uniti. Firenze non può essere la città che esporta opere d’arte anziché importare turisti». «C’è chi si vuol fare pubblicità con Leonardo da Vinci - replica Rutelli - Un protagonismo distruttivo che dà all’estero una brutta immagine dell’Italia. Inviare il Leonardo a Tokyo fa bene al nostro Paese e a Firenze». Ma insomma, questo capolavoro che Leonardo dipinse a vent’anni e che è agli Uffizi dal 1867 si deve spostare o no? Scuote la testa Maurizio Marini, storico dell’arte e tra i maggiori esperti della pittura del Rinascimento e del Seicento. «L’Annunciazione non andava toccata per una serie di motivi. Prima di tutto è dipinta su tavola, un materiale paradossalmente più delicato della tela. La tela, nell’eventualità che si sbreghi, può essere rifoderata e torna a posto. La tavola, se cade, o se solo urta, si spacca. Il colore allora salta, si sbriciola. In secondo luogo: il legno è materia organica, viva, qualsiasi spostamento, anche da una parete all’altra, costituisce un trauma. Ancora: il dipinto viaggia in aereo, può avere problemi di pressurizzazione. E infine: questo capolavoro è un unicum, mica come la Vergine delle Rocce, che Leonardo dipinse in due versioni, una ora a Londra e l’altra al Louvre. È un Leonardo giovane, che lavora mirabilmente sulla figura, sul paesaggio, sulla prospettiva. I cento milioni di euro per i quali è assicurato sono lontani dal suo effettivo valore». Cristina Acidini, sovrintendente al Polo Museale fiorentino, è invece tranquilla, le precauzioni prese sono, dice, sufficienti. Ieri mattina ha seguito passo passo gli operai e i tecnici che hanno staccato la tavola dal muro degli Uffizi e l’hanno adagiata dentro la cassa da lei stessa definita «un laboratorio viaggiante»: capace di non far passare le radiazioni termiche e di rilevare variazioni di temperatura e qualsiasi shock meccanico. «Se non avessimo ottenuto tutte le garanzie e se il quadro fosse stato in condizioni anche di lieve precarietà , allora sarei stata io a incatenarmi - spiega - E poi per garantirne la conservazione abbiamo fatto ricorso a tecnologie sofisticate sia italiane che giapponesi. Per il resto, siamo nelle mani nella Provvidenza». Già , il destino. Fu quello, ricorda Marini, che per esempio «mandò in pezzi, al British Museum di Londra, una statua di terracotta dell’Algardi, presa involontariamente di petto da una scala». Insomma, come per ogni umana impresa, se ci mette lo zampino il fato…Forse per questo il direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali, insieme con Mina Gregori, altra autorità in materia, s’è detto contrario al viaggio dell’Annunciazione. Ieri mattina, quando gliel’hanno portata via, non ha voluto assistere alla scena. «Quando si è funzionari - ha chiosato Cristina Acidini - si ha una visione delle cose, quando si è ministri un’altra».
(iltempo.it)

