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Hollywood Apocalypto Maya salvati da Gesù

Centotrentanove minuti di sangue, violenze brutali, decapitazioni e sacrifici umani. Apocalypto, il film (in arrivo venerdì nelle sale italiane) con cui il regista Mel Gibson tenta di riconquistare il grande pubblico - dopo lo scandalo dell’arresto in stato di ebbrezza a Los Angeles e le polemiche su The Passion - racconta una storia feroce ambientata ai tempi dei Maya, descrivendo questa antica civiltà come decadente, corrotta, oppressiva e impegnata disperatamente a sopravvivere cercando il consenso popolare grazie alle cerimonie dei sacrifici umani.

L’eroe è l’indigeno Jaguar Paw - interpretato da Rudy Youngblood - che prima soffre le violenze, poi scampa a un sacrificio umano e quindi si riscatta uccidendo i carnefici del suo villaggio e fuggendo con la famiglia nella foresta. Le ultime immagini del film mostrano Jaguar Paw e due feroci inseguitori attoniti di fronte all’arrivo delle tre Caravelle, la cui sagoma con tanto di croce vuole rappresentare l’arrivo della Cristianità e della salvezza in un mondo che affogava nel sangue. Ma questa descrizione dei Maya non è piaciuta e studiosi e ricercatori, i quali hanno firmato articoli e documenti per ricordare che si trattò di una delle civiltà più sviluppate e sapienti, come dimostra il fatto che adoperava il concetto matematico dello zero al pari di quanto fatto dagli arabi e dai cinesi.

Le tre caravelle inoltre non toccarono terra nella penisola messicana dello Yucatán, dove il film è ambientato, ma sull’isola di San Salvador, nel Mar dei Caraibi. Protestano anche gli odierni abitanti maya - residenti in gran parte in Guatemala - che hanno visto i loro avi interpretati da attori americani di origine pellerossa impegnati a dialogare con un linguaggio antico spesso adoperato in maniera imperfetta. Se la ricostruzione della morte di Gesù in The Passion aveva offeso molte associazioni ebraiche per via della riproposizione della tesi dei deicidio, in questo caso sono i discendenti dei Maya a contestare un film che li rappresenta come brutali, disumani, simili a animali feroci. Due fra i più importanti archeologi mayanisti, Mary Weismantel e Cynthia Robin della Northwester University, imputano a Gibson di riproporre stereotipi razzisti nei confronti degli indigeni simili a quelli di cui si servirono i conquistatori per sterminare 75 milioni di nativi delle America nel periodo seguente alla scoperta del Nuovo Mondo.

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