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La Phantom Drophead Coupé esalta lo stile Rolls Royce

 

Castiglione della Pescaia (Gr) 05/06/2007 - È stata concepita per celebrare il centenario della Casa. La Rolls Royce Phantom Drophead, come una diva, si è fatta attendere per due lunghi anni: tanti ne sono serviti per trasformarla da concept a versione definitiva, la seconda da quando il nobile marchio britannico è passato sotto il controllo di Bmw. Cabriolet da perdere la testa, ha il piglio nella scollatura, quando il cielo è spalancato, del teak raffinato, impreziosito a sua volta dalle striature bianche, come quello che rende unici i gloriosi motoscafi Riva. Il resto delle forme è imponente, come vuole la tradizione bespoke delle ammiraglie inglesi, e sotto il cofano c’è tutta la potenza che serve. Declinata nelle specifiche del motore di 6,75 litri, tedesco.

Al giudizio dell’esteta l’immagine pare quella di un motoscafo d’elite. Con il teck lucido e le striature di cromia chiara in netto contrasto con l’insieme del legno, declinato nelle tonalità più scure per contrastare le palette handmade delle finiture in pelle. Esclusiva, sempre all’altezza perché a Goodwood, dove la producono a mano, non conta quanti tagli non ritenuti all’altezza vengono scartati.
Drophead Coupé è la Phantom cabriolet, Rolls-Royce vanitosa incurante di trend, mode, compromessi di mercato. Essenza spesa nel lusso più sfrenato e mai barocco, ostentato, per restituire l’immagine di particolari preziosi, grazia ricercata, superba espressione di logiche en-plein-air. È la seconda conquista della factory di Goodwood sotto l’egida Bmw, dopo la Phantom e l’apprezzata concept a cielo aperto realizzata per celebrare, l’anno scorso, i cento anni della Casa. Si chiamava 101EX. Manco a dirlo, ha forme imponenti ma rese dinamiche da nervature e linee tese che accentuano lo slancio naturale di parafanghi e fiancate. Le portiere si aprono controvento per rendere agevole l’accesso, anche alle due poltrone posteriori.
Poi, un pratico pulsante comanda la chiusura delle portiere per non scomodare i passeggeri con gesti protesi, poco inclini a quegli occupanti. Rinnovata,  ma pur sempre coerente con i dettami della tradizione di Casa, la griglia anteriore spalancata sulla calandra imponente. Affascinanti e contemporanee le nuove luci di posizione a Led sottili che sovrastano i fari anteriori: concessione stilistica alla silhouette di fascino, e pesi, d’antan. Il posteriore vanta invece un sistema di apertura del baule dotato di ribaltina, per sopportare carichi fino a 150 chilogrammi (lo spazio complessivo a disposizione però super i 300 chili, equivalenti in volume a tre sacche da golf).
Ovviamente, la capote è in tela come si faceva una volta ma con l’ausilio della scienza tecnologica più moderna: da non perdere il suono delle gocce d’acqua che colpiscono il tetto. Solo, lievemente ovattate dal cuscinetto speso nella profusione del cashmere che contribuisce a isolare i passeggeri dal resto del mondo. Stupire e dominare è il suo credo. Soddisfare, discretamente, ogni desiderio il suo vanto. Ecco perché le linee ne decretano un giudizio estetico mai sofferente rispetto l’assenza del tetto, e le spalle muscolose ma attillate che ne determinano gli ingombri sembra che, al suo passaggio, sottovoce strillino le doti dinamiche dello strepitoso motore.

La pelle e il legno che ne determinano gli spazi vitali, a bordo, sono unici. Datati ma, per questo, molto eleganti i comandi e la strumentazione: chi ha detto che il climatizzatore per essere efficace deve avere luci, lucine, pulsanti, pulsantini? Qui la logica è declinata in manopole e interruttori cromati, i comandi delle bocchette dell’aria sono puntuali ma belli e non comuni, le temperature si impostano senza guardare la temperatura ambientale. L’auto esaudisce, sempre al meglio, ogni desiderio di chi ci sta seduto (comodamente) all’interno. Alcuni dettagli di stile la differenziano dalla Phantom tradizionale.
Al posto della moquette (ce n’è persino negli interni dei passaruota), essendo un’auto per la bella stagione, ecco comparire tappetini in paglia intrecciata. Bellissimi. E se a bordo lo spazio davvero non manca, quattro persone viaggiano con comfort regale, nel baule trovano posto tre sacche da golf. In fondo si sa: l’autista non gioca. O ciò che vi preme infilarci, per un totale di 315 litri di volume. Invariabile, che si viaggi con o senza tetto.
Da non perdere, come sulla sorellina chiusa, il gadget più bello del 2007: all’interno delle portiere, che si aprono controvento (gesto sublime, se c’è qualcuno che le apre per voi), è annegato l’ombrello. Rigorosamente con logo inciso sull’impugnatura.

Il motore soddisfa ogni esigenza, ed è sempre pronto a sfoderare il meglio che si può chiedere: e non è difficile crederlo, trattandosi di un dodici cilindri a V, di 6,75 litri da 453 cavalli, che sposta senza fatica le oltre due tonnellate e mezzo di lusso di Drophead lanciandola, a comando, fino a 240 chilometri orari di velocità massima. Incredibile: per distogliere l’attenzione dagli scocciatori basta premere sull’acceleratore e, da fermi a cento all’ora, si scatta in appena sei secondi. Se non bastasse questo a convincervi, e voleste spendere 450 mila euro per acquistarne una ma ancora qualche punto risulta oscuro, basti pensare che pur vantando la mitica tradizione dell’industria automobilistica britannica, Drophead è coniugata nella più moderna scienza teutonica.
L’intera struttura è infatti in alluminio, per contenere i pesi e restituire agilità estrema, e il propulsore, generoso oltre misura, è in grado di sviluppare 720 Nm di coppia massima a 3.500 giri, ma altrettanto è capace di offrire già il 75% di essa a soli 1.000 giri. Non un caso che al posto del contagiri vi sia l’indicatore della riserva di potenza. Guidandola, su ogni fondo e in ogni circostanza, non è mai capitato infatti di veder scendere la lancetta al di sotto del 25 per cento di potenza ancora disponibile. L’agilità forse non è quella di una ballerina, però è certo che le doti stradistiche sono invidiabili: il cambio automatico è sempre pronto e mai soggetto a logiche di cambiate con ripercussioni nell’abitacolo - leggi strattoni o vuoti di marcia - e lo sterzo (con la corona grande e leggera) è preciso al millimetro. Pare proprio di limonare uno yacht, di quelli che si facevano una volta.

Piccoli consigli da Francesca


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