Mr Bean? Egoista e infantile
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“Mr Bean? Egoista, infantile e a volte cinico” Rowan Atkinson e il manifesto di Mr Bean’ s Holiday” Non farò più Mr Bean, forse…”. Rowan Atkinson, a Roma per la presentazione del nuovo e probabilmente ultimo capitolo della saga del pasticcione più famoso del mondo, riaccende le speranze del suo amato pubblico. Se resta avvolto nel mistero il futuro di Mr Bean, il suo presente è chiarissimo con l’arrivo nelle sale italiane di Mr Bean’s Holiday il secondo capitolo cinematografico della fortunata serie tv britannica. Atkinson si sofferma sul successo del suo personaggio basato sul suo carattere “egoista, infantile, a volte cinico”.
Cosa l’ha spinta 10 anni dopo a girare un sequel di Mr. Bean - L’ultima catastrofe?
“Di solito i sequel si fanno dopo due anni. Noi l’abbiamo fatto dopo dieci. Quindi non credo che si tratti proprio di un sequel. Infatti non si chiama Mr. Bean - L’ultima catastrofe 2″.
Il film è stato girato in Francia. E’ stata per caso un’occasione per ispirarsi al grande Jacques Tati? E poi che aggettivi userebbe per sintetizzare Mr Bean?
“Ho conosciuto Jacque Tati quando avevo 17 anni ed ero responsabile della cineteca della scuola che frequentavo. E’ lì che ho visto per la prima volta Le vacanze di Monsieur Hulot. E’ stato per me un’illuminazione. Mr Bean, ad ogni modo non è la copia di nessuno, è un mondo a sé stante. Lui è egoista, infantile, a volte cinico e gli piace stare al centro dell’attenzione”.
Alla luce del fenomeno Borat, cosa ne pensa del rapporto tra la comicità e ciò che è politicamente scorretto?
“Mi è piaciuto molto Borat. L’attore che lo impersonifica (Sacha Baron Cohen, ndr) è riuscito davvero ad entrare nella pelle del suo personaggio. Proprio perché la sua vera personalità è ben diversa da quella di Borat, è riuscito a trasmettere una grande fisicità al suo personaggio. Personalmente ho sempre preferito la comicità con i personaggi rispetto a quella classica. E tornando a Mr Bean, lui ha una complicità sempre contemporanea, è come un bambino di 10 anni, dotato di un’infantilità ‘universale’. Non gli interessano né la politica né il sociale, né tanto meno entrare nella sfera intellettuale. Preferisce comunicare con le immagini che con le parole. Insomma, Mr Bean andrebbe bene in qualunque epoca, dagli anni ’50 ai ’70 e ’90, fino al 2020″.
Si è mai sentito prigioniero del ruolo di Mr Bean?
“Assolutamente no. Non mi sento neanche superato né guidato dalla sua popolarità. Lui è un personaggio veramente divertente di cui riesco facilmente a vestire e a svestire i panni.
Inoltre soprattutto in Inghilterra, a differenza che all’estero, ho avuto la possibilità di farmi conoscere anche per altre interpretazioni”.
E’ vero che questa sarà la sua ultima interpretazione di Mr Bean?
“Mai dire mai! Voglio dire che al momento non voglio fare più né Tv né cinema con Mr Bean. Lo dicevo anche 10 anni fa…No, la verità è che è un personaggio molto “faticoso” da interpretare. La sua gestualità, le sue movenze, il suo ritmo, richiedono molto energia per farlo esprimere al meglio. Ed io personalmente ho faticato molto rispetto a 10 anni fa per riportarlo in scena. E col tempo la cosa peggiorerà. Ecco, perché forse non lo farò più. Forse”.
(tiscali)
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